cosa facciamo

Da qualche tempo l’attenzione della nostra Scuola, Polaris Shiatsu Institute®, grazie all’appassionato interesse di un Gruppo di lavoro costituitosi ad hoc, si è focalizzata su particolari ambiti cosiddetti circoscritti, tra cui quello della Terza Età con tutto ciò che vi attiene. Abbiamo, perciò, messo a punto un protocollo d’intervento che, utilizzando lo shiatsu ed altri validi approcci ad indirizzo bioenergetico, pensiamo possa permetterci di interagire validamente con la composita sfera delle problematiche che affliggono lo stato di salute degli anziani. Abbiamo pensato di orientare, inizialmente, il nostro focus all’Alzheimer ed il Parkinson. L’intenzione non è quella di spiazzare/sostituire l’indispensabile approccio convenzionale, ma solo di entrare in relazione con il pianeta anziani con un unico e comune aspirazione, quello di “prendersi cura” – con lo shiatsu – di persone che, in questa fase della loro vita, sono molto vulnerabili, bisognose di cure e di amorevoli attenzioni. Le persone anziane sono persone molto speciali: esse hanno spesso sviluppato una saggezza interiore che viene dalla loro lunga esperienza di vita, dall’aver vissuto almeno un terzo della loro esistenza.  Sono spesso molto comprensive: sono passate attraverso così tanti eventi, conoscono così tanto della vita e quanto difficile essa possa essere, che tendono a non giudicare il comportamento delle altre persone ma ad avere una profonda comprensione del modo in cui queste vivono la propria vita. Gli anziani di solito sono interiormente liberi in quanto hanno realizzato la maggior parte dei loro piani di vita e portato a termine la maggior parte dei loro impegni familiari e di lavoro.  Hanno tempo: un lusso oggigiorno.
Le persone anziane apprezzano molto i nostri trattamenti.  Sono particolarmente sensibili al contatto che noi stabiliamo attraverso il “tocco amorevole” specifico dello Shiatsu;  danno valore al fatto che li ascoltiamo, che abbiamo una profonda considerazione per le loro esigenze e per i loro disagi, e, se del caso, per la loro sofferenza. Essi apprezzano soprattutto il fatto di essere contattati quali esseri umani nella loro unità di corpo/mente/spirito.  E di solito hanno grandi benefici dalle sedute di Shiatsu.
Per lavorare con loro, per ciò che essi sono e per come sono, abbiamo bisogno di strategie e strumenti specifici;  dobbiamo inoltre avere un grande rispetto, compassione, comprensione e a volte pazienza.
Come detto prima, essi hanno dei corpi che hanno vissuto a lungo, perciò spesso ossa fragili, articolazioni doloranti, limitazione nelle possibilità di movimento, a volte protesi del ginocchio o dell’anca.  Dobbiamo quindi usare con loro, più che con qualsiasi altra persona, un tocco molto espanso: profondo e delicato allo stesso tempo, un tocco che non “preme” ma che stabilisce un contatto profondo con l’energia che fluisce nei meridiani e che risuona in tutto il loro corpo e in tutto il loro sistema energetico.
Questo tocco, questo appoggio deve venire dal nostro Hara, da tutto il nostro corpo:  non è solo la nostra mano, il nostro pollice che tocca una parte del loro corpo, ma siamo “noi”, tutto il nostro corpo, tutto il nostro sistema energetico ad entrare in contatto con tutto il loro sistema.
Si potrebbe pensare anche a dei trattamenti mirati che costituiscono uno strumento estremamente efficace e di grande aiuto nel lavorare con le persone anziane. Si possono praticare laddove si presenti tipi di trauma o stress non risolti: stress fisici, emotivi, mentali e spirituali creando una “restrizione” di uno o più dei livelli energetici della persona provocando dolore e malfunzionamento in tutto il sistema.
Il rilascio delle tensioni attraverso lo shiatsu può costituire quindi un validissimo strumento per trattare le persone anziane, in quanto da un lato permette il ritorno delle loro strutture più dense al loro normale range fisiologico, alleviando il dolore e migliorando la quantità e la qualità del movimento e della funzione, dall’altro permette alle loro strutture energetiche più espanse (livelli emotivo, mentale, spirituale) di ritornare alla normale potenzialità vibrazionale.

 

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Cos’è lo shiatsu

Lo Shiatsu è una tecnica di riequilibrio energetico molto profonda, ed i benefici sono molteplici e si manifestano a diversi livelli: fisico, psichico, emozionale ed energetico. Lo shiatsu permette il raggiungimento di un benessere psicofisico completo, l’abbassamento dei livelli di stress, il miglioramento dei disturbi fisici sia di tipo funzionale che locomotori ed articolari. Permette di ritrovare una buona dose di tranquillità, migliora il riposo notturno con la riduzione dell’insonnia, produce un buon rilassamento generale, accompagnato da una sensazione di scioltezza, una maggiore stabilità, una postura visibilmente più eretta. L’umore migliora, le persone si sentono più sollevate, sorridenti e serene. L’azione profonda del trattamento rende lo Shiatsu efficace anche nel contrasto di buona parte delle forme di ansia e di depressione.

Shiatsu e Alzheimer

Per realizzare questo progetto, data la delicatezza della problematica, è stato necessario attivare contatti e collaborazioni con centri diurni, residenze protette, e strutture private dove l’applicazione dei trattamenti shiatsu ai pazienti affetti dall’Alzheimer è stata già sperimentata ed ha riportato dei buoni risultati. E’ stato fondamentale per noi acquisire ed approfondire costantemente quel background indispensabile a farci capire come e quanto lo shiatsu possa essere di ausilio e supporto per queste persone. E’ stato utile comprendere quanto importante sia: conoscere la malattia, capire cosa vuol dire demenza, comprendere che cos’è l’Alzheimer, chi colpisce, come si presenta, quali siano le cause, ecc..
Ma è stato altrettanto importante capire come lo shiatsu vada applicato e possa agire per alleviare in qualche modo tale sofferenza ed essere di supporto alle cure mediche.
Continueremo nel nostro percorso di conoscenza ed approfondimento indispensabili per ottimizzare e meglio finalizzare i trattamenti.

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Il termine ‘DEMENZA’ indica un gruppo di malattie del sistema nervoso centrale che causano un progressivo declino nelle capacità di una persona di ricordare, pensare, imparare e svolgere le attività del vivere quotidiano. Il paziente affetto da demenza dimostra disturbi di memoria, pensiero, orientamento, attenzione, comprensione, capacità di risolvere problemi, linguaggio e giudizio, comportamento. I malati di demenza sono circa 1 milione nel nostro Paese, oltre 6 milioni in Europa e oltre 30 milioni nel mondo. Tali numeri sono destinati ad aumentare nel tempo e si stima che possano raddoppiare entro il 2030. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione si assiste ad un continuo aumento del numero di casi di demenza che rappresenta dunque una delle più importanti emergenze che i sistemi sanitari dei Paesi Occidentali si trovano ad affrontare nel terzo millennio.

La malattia di Alzheimer è la causa più frequente di demenza nei soggetti anziani. Si tratta di un disturbo neurodegenerativo progressivo e fatale che si manifesta con deterioramento cognitivo e della memoria, danno progressivo delle attività del vivere quotidiano, e una varietà di sintomi psico-comportamentali. I classici segni tipici della malattia di Alzheimer sono perdita di memoria, deterioramento del linguaggio, della prassia, della capacità di riconoscere volti, oggetti e luoghi noti e deficit visuospaziali. Alterazioni neurologiche motorie e sensitive non sono comuni fino alle ultime fasi della malattia. Disturbi psicologici e del comportamento compaiono nel 90% dei casi di demenza di Alzheimer ed insorgono in epoca variabile. I pazienti vanno progressivamente incontro a perdita della propria autonomia nelle attività del vivere quotidiano di più alto livello, come gestione delle finanze e l’uso dei trasporti pubblici, fino a presentare totale non autosufficienza anche nelle attività di base del vivere quotidiano (mangiare, curarsi, usare la toilette, vestirsi etc.). Anche i disturbi psico-comportamentali progrediscono lungo il decorso della malattia. Depressione, ansia e apatia comunemente si sviluppano presto e continuano per la durata della malattia. Psicosi e agitazione sono caratteristiche delle fasi intermedie e più avanzate.
Ad oggi non esiste una cura per la malattia di Alzheimer. Sono disponibili dei farmaci sintomatici (anticolinesterasici e memantina) in grado di alleviare i sintomi cognitivi, ritardare il decadimento funzionale e migliorare la qualità della vita. Non esistono inoltre farmaci approvati per il trattamento dei sintomi psico-comportamentali. La comparsa di tali sintomi, in particolare aggressività, agitazione psico-motoria, deliri, insonnia, rappresenta una reale emergenza medica per i pazienti con malattia di Alzheimer e le loro famiglie. I sintomi psico-comportamentali sono stati associati con aumentato rischio di mortalità, utilizzo di farmaci psicotropi, istituzionalizzazione, stress del caregiver e conseguente aumento dei costi assistenziali e socio-sanitari. I farmaci antipsicotici approvati per il trattamento della schizofrenia sono i composti più largamente utilizzati per il trattamento di tali disturbi se pur prescritti off-label (si definisce “off-label” l’impiego nella pratica clinica di farmaci già registrati ma usati in maniera non conforme a quanto previsto dal riassunto delle caratteristiche del prodotto autorizzato). Si tratta tuttavia di composti per cui non esistono ad oggi sufficienti prove di evidenza di efficacia nei pazienti con malattia di Alzheimer e che sono gravati da pesanti effetti collaterali.
Numerosi interventi terapeutici di tipo non farmacologico sono stati proposti per il trattamento dei disturbi cognitivi e psico-comportamentali della malattia di Alzheimer. Tali interventi includono approcci multistrategici quali la reality orientation therapy (ROT), basata su stimolazioni multimodali e facilitazioni spazio-temporali e ambientali, terapia della reminescenza basata sulla stimolazione delle risorse mnesiche residue e il recupero di esperienze emotivamente piacevoli, le tecniche di validazione basate sulla ricerca di contatti emotivi con la realtà del paziente, interventi comportamentali ambientali, terapia occupazionale, musicoterapica, aromaterapia, fototerapia e trattamenti shiatsu. Tali tipologie di trattamento hanno come target pazienti in fase lieve-moderata di decadimento cognitivo. Nonostante diversi interventi non farmacologici per il trattamento della malattia di Alzheimer siano stati proposti e sperimentati, ad oggi evidenze consolidate di efficacia sono disponibili solo per interventi di ROT.

Dopo questa breve premessa sull’Alzheimer alcune specifiche per la realizzazione:

Primo elemento
: La sinergia.
è indispensabile, per noi operatori, lavorare in completa sinergia e collaborazione con lo staff medico, delle strutture in cui andremo ad operare, sia per individuare le persone/riceventi che per definire le modalità del trattamento. Infatti è importante per capire come rapportarsi con loro conoscere, attraverso una scheda redatta per ogni singolo paziente, la loro storia, la loro personalità e le loro abitudini. Collaborando con lo staff medico si può individuare al momento il tipo di contatto di cui ha bisogno il ricevente. Comprendere quindi se ha necessità del trattamento o se in quel preciso momento è sufficiente solo un abbraccio od un semplice tocco. Per effettuare un trattamento più mirato è necessaria l’anamnesi, la conoscenza “storia” del “vissuto” del ricevente.

Secondo elemento: L’importanza del setting.
Il termine setting deriva dal verbo inglese “to set” che significa delimitare, racchiudere, ma costituisce anche un sostantivo di per sé col significato essenzialmente di “cornice”. Il setting è un parametro che indica tutto quell’insieme di principi materiali e mentali che costituiscono le “regole del gioco”. È importante chiarire che non si vuole con questo riferirsi alla sola dimensione spazio–temporale, bensì ad una dimensione organizzativa fatta di spazi, tempi, costi e modelli, unita ad una dimensione simbolica riferita all’uso che ne facciamo: in questo senso ci riferiamo ad un’idea di setting non più come cornice ma come strumento. Riferendoci al setting da un vertice psicologico clinico, è necessario fare riferimento ai seguenti elementi:

Il dove: riflettere sullo spazio in cui si svolge il colloquio o il trattamento, significa garantire agli attori in gioco (pazienti/paziente e operatore) un confine che contribuisca a fornire un’identità a questi spazi, che, da quel momento in poi, saranno identificati come gli spazi del trattamento e non di altre forme di incontro. Ma parlare di questo spazio significa altresì considerare l’arredamento, il vestiario dell’operatore, l’organizzazione dello spazio in generale: se non ha senso ricercare o dare una ricetta che funzioni a priori, è però assolutamente necessario che ci si fermi a riflettere sul significato simbolico che questi elementi evocano.

Il quando: occuparsi del “quando” significa porre attenzione ad una dimensione che, tanto quanto quella spaziale, ha una funzione organizzativa e di tutela. È quindi necessario fissare e mantenere giorno ed orario, individuare sempre lo stesso operatore e comunicare in anticipo le eventuali sospensioni per le vacanze…: ciò consentirà una riflessione su agiti quali, ad esempio, ritardi o informazioni ritenute dal cliente di grande importanza e che vengono comunicate all’ultimo minuto, ma consentirà anche una riflessione sulle dimensioni emotive

 

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L’invecchiamento secondo la Medicina Classica Cinese

La Medicina Classica Cinese considera l’invecchiamento come la degenerazione del Jing, un’energia potenziale, molto densa, che rappresenta una sorta di serbatoio energetico che l’essere umano ha dentro di sé e che può essere equiparata in qualche modo all’aspettativa di vita. Il Jing è un’energia costitutiva ed ereditaria, rappresenta la capacità di vivere in modo sano, più a lungo possibile; posseduta dall’individuo fin dal momento della sua nascita, va incontro ad esaurimento fisiologico e può solo essere preservata, praticando una vita sana improntata su un’alimentazione sana e una respirazione corretta.

 

Attraverso il Jing l’organismo è in grado di mettere in latenza fattori patogeni ai quali non riesce a trovare soluzione. Ciò significa che se l’individuo è predisposto a contrarre determinate patologie, finché il proprio Jing sarà florido e scorrerà correttamente, esse saranno tenute a bada. L’invecchiamento corrisponde al decadimento del Jing che diminuisce in modo naturale ma la cui riduzione può essere accelerata da una condotta di vita sregolata caratterizzata ad esempio da eccessi sessuali (per gli uomini soprattutto), da un’alimentazione scorretta, da disturbi emotivi, da alterazione sonno veglia, ma anche da fattori esterni come l’inquinamento ambientale o alcuni traumi. Il processo di invecchiamento, così postulato, è descritto anche nel So Wen all’interno del quale si parla di cicli che caratterizzano le varie età della vita della persona (pubertà, adolescenza, vita adulta, senescenza), cicli che durano 7 anni per la donna e 8 per l’uomo.
Quando il Jing non riesce più a gestire le latenze patogene che l’organismo non ha risolto, queste emergono. Il processo descritto, in base alla costituzione del singolo, influisce sugli organi secondo le predisposizioni e le debolezze che esso presenta.

La diminuzione del Jing e le ripercussioni a livello di organo e di meridiani

Al consumo e alla diminuzione di Jing sono collegate alcune alterazioni che nel corpo dell’uomo si ripercuotono su alcuni meridiani e organi; in questo secondo caso a essere penalizzati sono principalmente il cervello e il rene.
Secondo la Medicina Cinese Classica, il cervello è il deposito del Jing, responsabile di vari aspetti che riguardano la vita di una persona: in esso ha origine l’individualità del soggetto, il suo modo di interagire con il mondo esterno, è la sede dell’accumulo delle esperienze su cui si riflette attraverso la memoria. Nel cervello risiede la curiosità che è veicolo di conoscenza e, in ultimo, esso organizza le esperienze e agisce sullo Shen, l’aspetto psico-spirituale della vita. L’organo svolge quindi una funzione molto importante e al suo interno risiede la capacità di gestire e coordinare tre aspetti della vita: la sopravvivenza, l’interazione con il mondo e la differenziazione dell’individuo e quindi lo sviluppo della sua intelligenza e della personalità.
Il rene è l’organo dove viene conservato il Jing ereditario. Se agli altri organi del corpo è attribuita la funzione di mantenere la vita grazie alla loro capacità di elaborare gli alimenti e le energie prese dal mondo esterno, rendendole fruibili, il rene è l’organo collegato alla longevità. Sono i reni a gestire il cervello che di conseguenza subisce un danno quando ci sono problematiche a carico di essi, per cui un lavoro energetico mirato aiuta a prevenire la degenerazione e il consumo del Jing.

Al livello di meridiani, invece, il deterioramento del Jing influisce principalmente su quelli che sono definiti i canali e visceri straordinari. I meridiani sono in totale 72 e si distinguono in varie categorie: i canali principali (12) fanno riferimento ai vari organi. I canali secondari (non in senso gerarchico) specificano in modo più dettagliato alcune funzioni che i meridiani principali possiedono in modo più generale. A loro volta i secondari sono suddivisi idealmente in gruppi, ognuno legato maggiormente ad un tipo di energia: tra questi si annoverano i meridiani straordinari. I meridiani straordinari sono legati al Jing, e in particolar modo ad una energia, la Yuan Qi, che è la messa in atto del Jing. Il tutto funge da raccordo tra le varie energie che scorrono all’interno del corpo.
Esse sono tre: la Wei Qi, una forza legata all’istintualità, è un’energia più superficiale e immediata; il Ying Qi, l’aspetto emotivo e sentimentale, rappresenta il modo in cui un individuo assorbe il mondo attraverso la nutrizione emotiva; la Yuan Qi è invece collegata all’energia ancestrale, è l’attuazione del Jing attraverso il corpo, inteso come potenzialità ed energia unica e irripetibile.
L’esaurimento del Jing, avendo ripercussioni sui reni, sul cervello e sui canali, ha di riflesso un’azione negativa anche sullo Shen, quindi sulla psiche dell’individuo, determinando così la comparsa della sintomatologia tipica del malato di Alzheimer come le problematiche di riconoscimento e di memorizzazione, influendo sulla sua capacità di apprendimento e di affermazione dell’individualità.

I trattamenti mireranno tutti a preservare e distribuire correttamente il Jing attraverso la Yuan Qi, mediante il suo principale veicolo di scorrimento, i canali straordinari.

 

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Il progetto

Con questo progetto il gruppo di lavoro vuole mettere a punto uno studio per verificare l’efficacia dell’utilizzo dello shiatsu su persone colpite dall’Alzheimer. Infatti la finalità è quella di capire se questa prassi terapeutica, utilizzata insieme alla medicina convenzionale, contribuisca a dare una migliore qualità della vita, riducendo alcune dei numerosi problemi causati dalla malattia, quali il dolore, il fastidio, la difficoltà nei movimenti e nel mantenere la postura corretta, l’insonnia e le tensioni muscolari, la stitichezza, gli stati depressivi, il calo di umore ed in generale il malessere fisico.

 

 

La prima fase del progetto verrà realizzata su un numero di 10 riceventi con n 12 trattamenti (uno a settimana), con controlli medici prima e dopo il ciclo di terapie.
Per capire come rapportarsi con ognuno, redigeremo una scheda nella quale trascriveremo gli aspetti salienti della loro storia, della loro personalità e le loro abitudini.
Inoltre per consentire una puntuale valutazione dei risultati rilevati sui riceventi sarà necessaria la compilazione di una scheda giornaliera appositamente predisposta per rilevare gli effetti ottenuti unitamente ad una scheda compilata dagli operatori prima di ogni trattamento.


Obiettivi

Gli obiettivi che intendiamo raggiungere sono tre:

  • aiutare a migliorare la qualità di vita dell’anziano alleviandone i disagi, consapevoli che il trattamento debba – in linea di massima – sostenere il processo naturale dell’invecchiamento e garantire il mantenimento di una condizione generale stabile;
  • confermare il riconoscimento dell’efficacia dello shiatsu praticato sugli anziani;
  • sostenere il suo inserimento nell’ambito dei loro programmi riabilitativi come terapia complementare.


Modalità

Per dare validità al progetto e raccogliere i dati nel modo più rispondente, il gruppo di lavoro opererà con le seguenti modalità:

  • Utilizzando i trattamenti shiatsu sulla base dei meridiani e visceri curiosi
  • Mantenendo la frequenza del trattamento settimanale per i pazienti individuati;
  • Eseguendo i trattamenti nella sede ospitante con le modalità e giorni con esse concordate; gli stessi avverranno su futon, lettino o sedia, in base alla capacità di movimento del ricevente;
  • Compilando nel primo trattamento una scheda di anamnesi e ad ogni successivo incontro una di rilevazione che comprenda: variazioni della situazione rispetto al trattamento precedente secondo il ricevente, trattamento eseguito dall’operatore ed eventuali sue considerazioni;
  • Tempi di ogni trattamento: orientativamente un’ora

Tempi

Relativamente a questa prima fase,  l’inizio dei trattamenti è previsto per i primi giorni di aprile ed il termine per la fine di giugno/inizio luglio.