demenze e parkinson

LE TERAPIE

Attualmente la terapia farmacologica è l’unica ad essere utilizzata su larga scala. Anche se ha una efficacia indiscutibile, sfortunatamente la terapia farmacologica non guarisce la malattia, non ha effetto su tutti malati, attenua solo certi sintomi considerati i più importanti, procura a medio e lungo termine effetti collaterali indesiderati, nella maggior parte dei casi non assicura ai pazienti una qualità di vita soddisfacente e in certi casi aggrava la maggior parte dei sintomi secondari, condanna il paziente a prendere farmaci costosi per tutta la vita. 
Dopo un certo tempo, tutti i farmaci utilizzati normalmente per la terapia presentano effetti collaterali indesiderati che a loro volta danneggiano vari organi e diverse funzioni vitali. L’evoluzione della malattia provoca la necessità di introdurre altri farmaci per curare questi effetti secondari.  A poco a poco l’insieme dell’equilibrio biochimico dell’organismo viene perturbato e si osserva una lenta intossicazione.

Effetto placebo
L’effetto Placebo è l’efficacia terapeutica ottenuta con la cura di un paziente con un prodotto che non contiene nessun principio attivo e non ha un effetto specifico sulla malattia da curare
Tutte le malattie sono sensibili all’effetto placebo ma l’intensità dell’effetto è molto differente da una malattia all’altra. L’utilizzo del placebo ha un effetto solo su circa 30% dei pazienti. L’efficacia è particolarmente importante contro i dolori e quando il paziente soffre di ansia e di depressione, condizioni queste frequenti nelle persone con la malattia di Parkinson. L’effetto placebo è più efficace se il paziente è convinto che riceve un farmaco reale, con efficacia riconosciuta. L’attesa ed il convincimento del paziente sono alla base dell’effetto che comprende una forte componente psicologica. 
Ma l’effetto placebo non è solo psicologico. Le tecniche di visualizzazione dei fenomeni nel cervello hanno dimostrato che l’effetto placebo corrisponde a modifiche specifiche in diverse aree cerebrali.

La malattia di Parkinson è particolarmente sensibile all’effetto placebo come è stato dimostrato da numerosi protocolli terapeutici “randomizzati”. Questa osservazione permette di sperare che l’applicazione della psicoterapia, di diverse terapie spirituali, o della meditazione possa offrire possibilità concrete per migliorare la qualità della vita di persone con la malattia di Parkinson. L’immaginazione del paziente può provocare nel corpo fenomeni simili a quelli attivati dai farmaci
L’efficacia dei farmaci utilizzati nella terapia farmacologica anti-Parkinson varia molto da un paziente all’altro. Come per il placebo, l’effetto varia con l’attesa ed il convincimento del paziente. Si può pensare che una parte dell’efficacia dei farmaci attuali sia da attribuire ad un effetto placebo.
E’ probabilmente il caso nel periodo subito dopo la diagnosi. Anche la fiducia nel medico gioca un ruolo importante.

ALTRE TERAPIE

In alternativa alla terapia farmacologica esiste l’elettrostimolazione nel cervello (DBS) ma questa terapia è applicabile solo ad una piccola percentuale di pazienti.  Anche se in certi casi i risultati sono straordinari, questa terapia non è priva di inconvenienti. Molti elettrostimolati soffrono di disartria più o meno grave. La necessità di frequente regolazioni disturba la serenità di molti. Molti studi sono concentrati sull’impianto di cellule staminali e sugli aspetti genetici della malattia, ma i risultati positivi eventuali tarderanno ad arrivare e quindi l’utilizzo su larga scala richiederà ancora molto tempo.


TERAPIE COMPLEMENTARI

Nella maggior parte dei casi, il neurologo prescrive solo la terapia farmacologica che ritiene la più opportuna per il paziente considerato. Convinto che la gestione del problema della dopamina mancante costituisce l’elemento fondamentale della cura, non prende in considerazione le possibilità offerte dalle numerosi terapie complementari. Se lo fa, per fare piacere al paziente, lo fa generalmente senza convinzione. Oltre ai farmaci, il neurologo si limita talvolta a prescrivere alcune sedute di kinesiterapia.

Sono i pazienti stessi che, nella speranza di migliorare la loro qualità della vita, prendono l’iniziativa di informarsi e di affidarsi a terapeuti specializzati in terapie complementari e/o alternative. Spesso lo fanno senza parlarne con il loro medico o il loro neurologo. Questa situazione presenta diversi inconvenienti. La maggioranza dei pazienti non ha una visione d’insieme che gli permette di scegliere la o le terapie più convenienti per il suo caso personale. Il paziente può essere mal informato e indirizzarsi a specialisti poco competenti. Può anche cadere nelle mani di veri ciarlatani.
Certe terapie, perfettamente valide per altre patologie possono non essere efficaci per la malattia di Parkinson.
E’ auspicabile selezionare un certo numero di terapie complementari che offrono le più alte probabilità di successo per la malattia di Parkinson, studiare gli adattamenti utili per aumentarne l’efficacia ed orientare i pazienti nella direzione giusta.

Esistono numerosi terapie fisiche e psicologiche sviluppate per il mantenimento della salute, per la preparazione all’attività sportiva, per curare numerosi patologie o per la riabilitazione dopo incidenti, traumi, interventi chirurgici o dopo lunga degenza, che possono essere utilizzate per migliorare la qualità della vita delle persone con la malattia di Parkinson. 
Molti pazienti sono delusi nelle loro speranze. Si rendono conto che, anche se rimane indispensabile, la terapia farmacologia non dà intera soddisfazione e presenta troppi effetti collaterali. Di propria iniziativa, senza parlarne con il loro medico o il loro neurologo, fanno tentativi con certe terapie complementari scelte senza una conoscenza sufficiente del problema. Certi ottengono buoni risultati, altri sono delusi e hanno solo perso tempo e denaro.
E’ auspicabile orientare i pazienti per selezionare le terapie più adatte a loro, e per evitare di lasciarli in mano di ciarlatani sarebbe inoltre utile adattare certe terapie selezionate alle particolarità della malattia di Parkinson.

Numerose sono le terapie complementari che possono essere prese in considerazione.
Esistono metodi terapeutici che inglobano l’insieme della persona in una visione olistica e che raggruppano diverse funzioni, ad esempio Medicina tradizionale cinese, idroterapia, idromassaggi, elettro-stimolazione (TENS), ionoforesi, moxibustione. 
Oppure, terapie del movimento (Kinesiterapia, movimenti attivi o passivi, ginnastica di riabilitazione posturale, Metodo Mézières/Alexander/Feldenkrais), terapia con manipolazione (Kinesiterapia, Massaggi, Digitopressione, Shiatsu, Riflessologia, Agopuntura, Chiropratica, Osteopatia, Drenaggi linfatici), terapia occupazionale  (hobby, lavori manuali, disegno, pittura, scultura, ceramica, teatro, modellismo, collezionismo, fotografia, computer, informatica, giardinaggio, giochi vari), terapie con sostanze naturali (Fitoterapia, Aromaterapia, Omeopatia, Fiori di Bach, Sali di Schüssler, Farmacologia cinese, Farmacologia Ayurvedica) terapie di tipo psicologico (Psicoterapia, Ipnositerapia, Autosuggestione, Training autogeno, sviluppo delle relazioni sociali, gruppi d’incontro e auto sostegno), tecniche di meditazione (Zen), yoga, tecniche spirituali e/o trascendentali.